L’abitudine rende sopportabili anche le cose più spaventose. Esopo
Ci eravamo così abituati ad essere sotto stress tanto che lo ritenevamo un fatto normale. Da un anno a questa parte, con la storia della pandemia, magari non ci viene nemmeno più da dire: “Oggi è stata una giornata veramente stressante”.
Ma che sia vero che ci si abitua allo stress? Anzi che talvolta ci sia pure utile per affrontare momenti particolarmente difficili?
Secondo le definizione che ne ha dato Hans Selye nel 1936 e che è tuttora adottata “Lo stress è la risposta strategica dell’organismo nell’adattarsi a qualsiasi esigenza sia fisiologica che psicologica, a cui esso venga sottoposto”. Trattandosi di una risposta strategica dovrebbe essere un qualcosa di positivo e allora come mai ci lamentiamo di un qualcosa di positivo?
Anche se una delle specificità dell’essere umano è quella di essere estremamente adattabile, è l’unica specie che senza profondi cambiamenti riesce a vivere tanto ai poli quanto all’equatore, non può fisiologicamente adattarsi tanto facilmente a qualsiasi esigenza sia fisiologica che psicologica soprattutto quando queste esigenze si presentano in forma di una continua ed ininterrotta sequenza.
Magari ci si abitua, ma adattarsi è un’altra questione tant’è che la quasi totalità delle patologie più o meno croniche hanno come concausa scatenante proprio lo stress.
Come ci ha insegnato Albert Einstein se vuoi capire la complessità devi semplificare e allora, se per un attimo ti fermi e consideri una tua qualsiasi giornata, ti rendi conto che è fatta da una sequenza di esigenze alle quali devi trovare una risposta e, semplificando, ci sono due categorie di esigenze.
Ci sono esigenze alle quali puoi rispondere in modo semplice: hai sete, ti alzi, ti vai a bere un bicchiere d’acqua: la risposta strategica ha risolto il problema e ti senti meglio. Purtroppo il più delle volte le esigenze da risolvere ti aprono un ventaglio di possibili soluzioni ognuna delle quali ha un intero catalogo di pro e di contro e magari quando hai imboccato la strada per quella che ritieni la soluzione migliore ecco un imprevisto che ti presenta la necessità di risolvere con urgenza un’altra questione e tutto riprende da capo.
Magari vivere in questa situazione è diventata una abitudine, seppure ben poco salutare e così a volte ti capita di ritrovarti stremato dopo una giornata nella quale, obiettivamente non hai concluso nulla.
Il fatto è che per continuare su questa strada il tuo organismo è costretto a produrre una serie pressoché infinita di sostanze, con in testa il cortisolo, che ti preparano all’attacco o alla fuga e come puoi ben capire vivere perennemente e inconsapevolmente in una situazione di attacco o fuga qualche controindicazione la deve pur avere.
Come ci ricorda Daniel Goleman nel suo “La leadership emotiva” sotto stress sei stupido e il fatto che ci si “abitui” e si ritenga normale essere sotto stress ne è un’ulteriore conferma.
Quel che è peggio è che, nonostante il cortisolo ci faccia sentire pronti al combattimento e quindi carichi di energia, non solo fa si che a lungo andare l’organismo si distrugga ma, quel che da un altro punto di vista è ancora peggio è che tutte le nostre capacità logico cognitive e di problem solving sono limitate a quella che in altri ambiti si chiama confort-zone: tutto quello che sappiamo magari lo sappiamo bene, ma tutto quello che é al di fuori del nostro recinto non solo non lo conosciamo ma lo riteniamo pure pericoloso eppure, la creatività, l’innovazione, ciò che genera il cambiamento e il vero progresso sono proprio là, fuori dal quel nostro recinto nel quale ci sentiamo al sicuro.
Nonostante riteniamo di essere esseri razionali, la scelta di ritenere normale vivere sotto stress, si dimostra quindi una scelta che di razionale ha ben poco. La verità è che, il considerarci esseri razionali, è un’altra illusione nella quale siamo immersi. Ormai decine, forse centinaia di ricerche scientifiche fatte tanto da psicologi quanto da neuroscienziati dimostrano in modo inequivocabile che ogni nostra decisione nasce da un’emozione mentre quella che noi chiamiamo razionalità interviene solo in un secondo momento per fornire una giustificazione “razionale” alla scelta già fatta.
E’ proprio con questa consolidata illusione, terreno di coltura e fertilizzante, che alimentiamo quotidianamente tanto inutile stress. Se quindi sono le emozioni a farci fare le scelte, dovremmo “razionalmente” decidere di iniziare a comprendere il loro linguaggio per diventare consapevoli di quali siano i meccanismi psicologici, logico-cognitivi e relazionali che le fanno nascere, quali siano i meccanismi fisiologici che dalle emozioni vengono generati, in che modo corpo e mente interagiscono in modo ininterrotto condizionandosi reciprocamente così da comprendere in quale modo sia possibile impiegare in modo costruttivo le emozioni invece di esserne vittime inconsapevoli.
Daniele Berti














