Società Mutuo Soccorso Panoramica

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Panoramica sulle SMS, sulle normative che le regolano e le novità che le riguardano

La riforma degli enti del Terzo Settore, che è stata istituita nel 2017 con il decreto legislativo n.117 del 3/7/2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 179 del 2 agosto 2017 e che vede come termine ultimo di applicazione la data del 31 marzo 2021 per adeguare gli statuti di tutti gli enti del Terzo Settore al decreto legislativo 117, almeno nella forma semplificata, crea un ambizioso riordino di tutto il comparto del Terzo Settore, applicando una disciplina analoga per tutti gli enti rientranti nella categoria TS.

Pertanto, anche le Società di Mutuo Soccorso (SMS), che di seguito trattiamo approfonditamente dal punto di vista normativo, appartenendo anch’esse al comparto del Terzo Settore, rientrano nella riforma e anche loro, entro il 31/3/2021, dovranno adeguarsi alla normativa.

Prima di parlare delle SMS, iniziamo con dare uno sguardo al comparto del Terzo Settore, ove le Società di Mutuo Soccorso sono inquadrate.

Alla domanda di cosa è il Terzo Settore, possiamo rispondere citando uno stralcio della normativa istitutiva che lo definisce “una realtà con obiettivi economici, sociali, politici e culturali, che non hanno a che fare con le finalità del mercato e del profitto, né con gli obiettivi tipici della pubblica amministrazione”.

Un esempio di quelli che sono gli enti che operano nel comparto del terzo settore sono: le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le Società di Mutuo Soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

Torniamo alle Società di Mutuo Soccorso. Il provvedimento di riforma del TS conferma che le Società di Mutuo Soccorso sono regolate in primis dal Regio Decreto 3818 del 1886 e per gli aspetti non regolati dalla legge speciale, la normativa di riferimento è il codice medesimo.

Ci sarà anche un cambiamento di regolamentazione e d’iscrizione nell’apposita sezione del registro delle imprese sociali alla Camera di Commercio e nell’Albo delle Società Cooperative presso il Ministero dello Sviluppo Economico tra le Mutue che raccolgono di più o di meno di 50 mila euro di contributi all’anno.

Il Codice sancisce anche l’inviolabilità del patrimonio per quelle società che erano già esistenti alla data dell’entrata in vigore della riforma e nei successivi tre anni vogliono convertirsi in Associazioni del Terzo Settore. Ovviamente nel rispetto della volontà democraticamente espressa dai soci.

Per le SMS è stabilità l’iscrizione in una sezione apposita del Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Le “Mutue” risalgono alla prima fase dell’industrializzazione, quando i lavoratori salariati, senza assistenza sanitaria, si associarono contro i rischi di malattie e infortuni.

Il Regio Decreto 3818 del 1886 le identifica come società prive di finalità lucrativa e che perseguono finalità di interesse generale attraverso l’esclusivo svolgimento in favore dei soci e dei loro familiari conviventi di alcune attività tassativamente elencate.

Dal 1886 fino al 2008 con il Decreto del Ministero della Salute del 27 Ottobre 2009 – cd. Decreto Sacconi, non si era mai fatta una modifica o un adeguamento normativo.

Da qui in pochi anni siamo passati al Decreto legislativo n. 179 del 2012, art.23 in cui veniva ancora aggiornata la normativa riguardante le Mutue e ancora nel 2017 con questo nuovo “aggiornamento”.
Da sempre le Mutue hanno fatto parte della storia Italiana e hanno avuto fino agli anni ’70 una crescita esponenziale tra i cittadini che ora sta ritornando molto in voga ed è probabilmente questo il motivo di questi adeguamenti in pochi anni rispetto ad un “silenzio” che era durato per 121 anni.

Le Casse Mutue, erano enti che garantivano l’accesso alle cure e affondano le radici nelle società operaie dell’800 (infatti si chiamavano Società Operaia di Mutuo Soccorso dette SOMS), una fase storica caratterizzata da una generale assenza di protezioni sociali, quando chi poteva pagava per avere un’assistenza adeguata e ai più poveri non restava che affidarsi alle Opere Pie o alla beneficenza borghese

I lavoratori salariati e gli artigiani iniziarono così ad associarsi e a mettere in comune risorse per coprirsi dai rischi e per garantirsi un futuro più tranquillo (disoccupazione, malattia, infortunio, vecchiaia) generando un esteso e capillare tessuto di società mutualistiche: un vero e proprio welfare dal basso.

Ogni persona si auto tassava di una quota che veniva versata all’interno della Mutua, quando poi qualcuno ne aveva bisogno, si attingeva a questo fondo creato da tutti gli iscritti per sostenere la persona bisognosa e la sua famiglia per il periodo in cui non poteva lavorare.

Oggi, in condizioni diverse che non sono paragonabili con quelle di quasi 150 anni fa, l’arretramento del Welfare Statale ha riportato in voga questi sistemi che fungono ora da supporto al Sistema Sanitario Nazionale.

Le radici della solidarietà, come forma associativa, si basa su di un patto di reciproco aiuto destinato a durare nel tempo, secondo regole condivise di reciproca obbligazione, si ritrovano assai lontano nella storia della nostra popolazione.

Il Mutuo Soccorso nasce invece come forma organizzata di reciproco aiuto contro il capitalismo della prima rivoluzione industriale.

Le Società di Mutuo Soccorso (SMS) sono nate come associazioni senza scopo di lucro, cui le persone aderivano in maniera volontaria, su base territoriale o professionale per scopi di mutuo aiuto.

Questo creò una prima risposta collettiva alle conseguenze drammatiche del processo di industrializzazione e segnò l’affermazione concreta della rivendicazione di dignità e di autonomia di interi gruppi sociali che dichiarano la volontà di difendersi collettivamente dai rischi del mercato sfuggendo alla vergogna di dover chiedere aiuto nei momenti drammatici dell’esistenza come la perdita del lavoro, la malattia, la morte.

La mutualità volontaria è stata dunque una delle prime forme di associazione anti-elitaria, libera da controlli statali e autogestita, delle classi lavoratri- ci italiane.

La seconda parte del ventesimo secolo ha segnato una battuta d’arresto di questo movimento che, in Italia in particolare, si è dissolto nelle istituzioni del welfare pubblico.

Una grande costruzione pubblica che, oggi è entrata in crisi per ragioni che poggiano su fattori strutturali sociali, demografici e di malagestione.

Difatti il SSN è stato creato nel 1978, epoca in cui i giovani superavano di gran lunga gli anziani come numero, non c’era tutta l’immigrazione di oggi ed esistevano molte più strutture sanitarie pubbliche rispetto ad oggi.

E proprio con la crisi del sistema del welfare torna oggi d’attualità la Mutualità privata.

Le Mutue attive nel settore sanitario e della protezione sociale si distinguono dalle assicurazioni per il fatto di non procedere a valutazioni personalizzate dei rischi al momento dell’adesione e dunque non scartano le persone ad elevato rischio, né calcolano i contributi in funzione del rischio specifico dell’associato.

Tra i meriti della Mutualità vanno annoverati inoltre la capacità di auto-organizzazione, di autodifesa e la creazione di un sistema di regole capace di ridistribuire con giustizia risorse scarse, ma anche l’aver posto le premesse di un più ampio sistema di solidarietà in un’epoca di riduzione irreversibile del welfare tradizionale in cui la Mutualità può e deve giocare un ruolo da protagonista.

Specie in quell’ambito, oggi determinante, che è la Salute.

Riccardo Troiano