Non ci siamo inventati nulla
Grazie all’evento COVID, come organizzare velocemente il domani, al quale ho potuto partecipare come relatrice, ma anche come organizzatrice, ho potuto parlare di un tema a me molto importante e cioè lo smart working.
Da anni ormai ho adottato nella mia azienda questo modello di lavoro con successo e la recentissima crisi sanitaria ha portato tutti ad aprire gli occhi sull’importanza del lavoro agile e da remoto.
Un breve riassunto di quello che è stato il mio speech per evento COVID.
Questa emergenza sanitaria ci ha costretti tutti o quasi a lavorare da remoto e abbiamo potuto appurare in prima persona come questo nuovo modello di lavoro, che tanto nuovo non è, sia effettivamente una risorsa da considerare.
Perché non è un nuovo modello? perché lo smart working esiste da anni.
La pandemia non ha fatto altro che ricordarci che l’Italia è sempre stata il fanalino di coda circa i nuovi modelli di lavoro e che vi è stata fatta un inutile e oserei dire rischiosa resistenza che ha portato molte imprese a trovarsi un passo indietro.
Infatti, il coronavirus ci ha messo davanti alla scelta obbligata di riorganizzare velocemente il lavoro e di dover utilizzare diversi strumenti digitali oltre a dover essere in grado di gestire le risorse umane da “ lontano” .
Abbiamo sentito la crisi della gestione.
Tuttavia in un modo o nell’altro ce l’abbiamo fatta, ottenendo ottimi risultati di produzione seppur con qualche tentennamento.
Indietro non si torna e meno male!
Credo che una delle più alte capacità che si possano avere quando si ha un ruolo decisionale sta proprio nell’adattamento e nel saper abbracciare il nuovo.
Cambiare prospettiva e direzione.
Certo è che per farlo o far comunque coesistere una nuova realtà c’è bisogno di pazienza ( e metodo) perché per abbracciare nuove culture abbiamo bisogno di tempo.
Non voglio scendere in discorsi troppo ridondanti ma vorrei sviscerare molto semplicemente alcuni punti che ci raccontano davvero e praticamente lo smart working.
Come abbiamo visto, la necessità di integrare il modello di lavoro agile è tangibile. Non sappia- mo quando un’altra crisi ci colpirà e senza fare nessun tipo di terrorismo mi sento di dire che a livello manageriale dobbiamo stare al passo per non farci cogliere nuovamente impreparati.
E’ palese che il cambiamento repentino ci chiede di sviluppare nuove skill. Non possiamo abbracciare il progresso rimanendo ancorati ai sistemi di lavoro tradizionali.
Abbiamo appurato inoltre che il benessere delle persone ( e questo lo sapevamo anche prima del coronavirus) genera creatività, costanza, benessere e produttività.
Lavorare in modalità smart working responsabilizza i collaboratori, li valorizza e li fa sentire competenti.
Oggi abbiamo bisogno di fiducia e dobbiamo investire sulle persone anche in tal senso.
Non sono le quattro mura dell’ufficio a determinare la serietà del personale o il raggiungimento degli obiettivi ma il cervello umano, le persone e la loro libertà di poter organizzare la vita diversamente rispetto ai tempi impossibili che ci vengono imposti dai mille impegni e responsabilità, per esempio.
Una delle prime perplessità che vengono ancora a galla, parlando di smart working è il pericolo che si corre di perdere il fattore relazionale e il contatto umano, ma la realtà è che lasciando spazio al soggetto di essere protagonista del SUO tempo quello che otterremo sarà una maggiore attenzione, una maggiore capacità di idee progettuali e una maggiore propensione alla convivialità all’interno dell’area dell’ufficio.
Lo smart working è stato inventato dalle persone, da noi e serve per elevare la qualità generale del lavoro, non per eliminare la nostra fisiologica necessità di creare rapporti veri e autentici!
Se mettiamo in condizione i collaboratori di autogestirsi li aiutiamo a reposabilizzarsi nella gestione del tempo e modalità di lavoro. Testiamo le loro capacità perciò, di concludere il lavoro giornaliero e di raggiungere gli obiettivi nel tempo prestabilito.
Lo smart working non “sostituisce” ma fornisce un’alternanza e un’alternativa.
Lo smart working però va regolamentato e strutturato bene.
E’ un modello che per essere applicato ha bisogno di allenamento e di un’analisi interna del team nella sua complessità.
Innanzi tutto bisogna capire quali sono i collaboratori più propensi, dare ruoli e compiti ben precisi, accettare la fase di test e sviluppare il giusto mindset.
Gli strumenti di condivisione del lavoro sono essenziali, come è essenziale capire quali piattaforme di lavoro possono servirci e come suddividerle per le svariate necessità.
Anni fa si parlava di umanesimo digitale e di digital trasformation.
Gli strumenti di condivisione del lavoro ma anche quelli che ci aiutano e ci supportano segnano una nuova epoca importante da vivere qui e adesso.
E’ fondamentale comprendere che i confini tra l’essere umano e la tecnologia non esistono più e che la realtà che siamo vivendo è fatta dalla coesione.
Uomini e intelligenze artificiali.
Questa è un’opportunità concreta per intraprendere percorsi innovativi e ritengo che tutto questo possa essere una sfida meravigliosa per il nostro Paese.
Serena Leoni













