Motiv-azione in azienda

Secondo “State of global workplace 2022” l’Italia occupa l’ultimo posto nella classifica dei paesi europei per quanto riguarda il coinvolgimento delle persone nel proprio luogo di lavoro.

Questo sconfortante dato, rispecchia un dato di fatto: nelle aziende diventa sempre più cruciale la partecipazione motivata del personale per affrontare le sfide della complessità dell’attuale economia italiana.

Sembra superfluo richiamare teorie e significati che nel passato hanno fatto cultura e forgiato i presupposti per il coinvolgimento delle persone.

Eppure mai come oggi, in un tempo sempre più congestionato dal progresso tecnologico galoppante, sempre più fluido nello sviluppo o decadimento di modelli di business, sempre più sfidante nella competizione sul mercato tra giganti, tra giganti e piccoli e tra piccoli, stiamo tutti alla ricerca di cosa è veramente importante, cosa porta significato nelle nostre e altrui vite con le nostre attività, soprattutto vogliamo trovare soluzioni che ci possano sostenere nel tempo. Tutto sta cambiando velocemente, soprattutto la dimensione digitale con cui ci stiamo abituando ad operare, già a partire dallo smartphone, dall’orologio o altri supporti digitali.

Dal lancio nell’ottobre 1965 a New York di P101 da parte di Olivetti , una sorta di personal computer per calcoli, subito copiato da HP, il nostro modo di lavorare e organizzare le aziende ha fatto passi enormi, fino ad arrivare nei nostri giorni ad applicazioni di intelligenza artificiale per automazione di processi e tanto altro.
Sicuramente vi è già capitato di “chattare” o dialogare telefonicamente con una di queste soluzioni digitali e non più direttamente con un altra persona.

Questa accelerazione, richiesta o voluta, dall’economia in cui viviamo porta a nuovi cambiamenti nei nostri comportamenti.
Tutto converge verso un’ottimizzazione, riduzione di tempi e sprechi e questo dovrebbe creare nuovi spazi non solo di economia ma di qualità di vita per noi stessi.

Invece capita sempre più spesso che le persone si sentano stressate, demotivate e insoddisfatte nelle loro attività. Cosa sta succedendo?

Anche se ci sono fortunatamente diverse eccellenze italiane dove produttività e benessere lavorativo vanno a braccetto, per le molte realtà, soprattutto nelle piccole aziende, le difficoltà di mercato e finanza di questi ultimi anni, la disponibilità limitata o inesistente di risorse economiche, la riduzione di sprechi e spese hanno impattato sia sul numero di posti di lavoro sia sulle sue condizioni.

Non a caso in molte aziende il personale andato in pensione è tornato a lavorare per sopperire alla difficoltà di trovare nuove leve, oppure, dove possibile, non vi è stata alcuna sostituzione.

Nei luoghi di lavoro ci sono generazioni diverse che insieme possono positivamente contaminarsi, ma questo non può accadere spontaneamente. Quattro sono le generazioni che convivono nel mercato del lavoro odierno:

Baby Boomer o Boomers (nati tra il 1946 e il 1964) Gen X (nati tra il 1965 e il 1980)
Gen Y o Millennials (nati tra il 1981 e il 1996)
Gen Z o Centennials (nati tra il 1997 e il 2012)

I più anziani hanno visto tanti cambiamenti e si ritrovano a doverne affrontare altrettanti per rimanere al passo con i tempi mentre i più giovani, cresciuti nel mondo più moderno, sono immersi nella “vita tecnologica”.

Va da sé che possono avere spinte motivazionali molto diverse tra di loro, sia per fascia d’età, sia per interessi e stili di vita.
Se prendiamo la parola motiv-azione troviamo 3 distinti e complementari significati:

Motiv: ossia motivo;
Azione: conseguenza;
Moto: movimento.

Possiamo rappresentare la motivazione come un processo in cui aspetti nostri interiori ci portano ad agire e quindi a muoverci per trovare soddisfazione.

Tutto questo è saldamente collegato a come e cosa si percepisce sia come causa scatenante, sia come modalità di intervenire nel proprio o altrui contesto, sia nella qualità o quantità di soddisfazione personale e/o sociale.

Quindi, ogni persona, al di là della generazione di appartenenza, vive questo processo nel momento in cui si sente motivata.
Ora vorrei considerare un aspetto che spesso sottovalutiamo: nelle nostre “vite moderne” quanti stimoli, sollecitazioni riceviamo quotidianamente e che ci portano a muoverci verso una direzione o a motivarci?

Sono decisamente tantissimi, a partire dalle notifiche sui nostri vari device, dalle email e/o telefonate, alle procedure da seguire e completare… siamo costantemente portati a gestire brevi o medi processi motivazionali senza neppure che ce ne rendiamo conto, anche quando usciamo da casa per andare al lavoro o per altre commissioni e ci immergiamo nel traffico, nei suoi segnali e nelle procedure di navigazione.

Quando siamo costantemente “motivati” verso qualcosa, ed il più delle volte in modo meccanico e automatico, perdiamo il gusto di quello che ci fa veramente “sentire motivati”.

Non a caso sempre più spesso le persone fanno quello che sono obbligati a fare e sempre meno spesso fanno quello che invece potrebbero voler fare.

Accade un pò come quando il troppo stroppa e non si ha voglia di altro.
Quindi quando si arriva in azienda, carichi di quei processi di motivazione (quasi sempre solo obbligata e automatica), si è già pieni di altro e i pensieri ad essi collegati o i promemoria per il dopo lavoro, ci occupano quello spazio vitale per stare bene anche mentre lavoriamo.

Alla domanda come attivare il processo motivazionale in azienda, nella professione e nel business, risponderei con un presupposto: una sana motivazione nasce in uno spazio e contesto idoneo.

Questo spazio è prima di tutto dentro noi stessi, e lo possiamo creare solo liberandoci da pensieri/preoccupazioni/motivazioni automatiche che non ci sono utili in quello che stiamo facendo. Capita spesso che quando qualcuno si sente teso, sente di non avere tempo, oppure si sente sotto pressione, la percezione della persona sia orientata a qualcosa accaduto prima o che accadrà dopo e non a quello che sta accadendo.

In questo modo lo spazio è già occupato e, fino a quando il processo di motivazione non si completa, il tutto resta sospeso.
Considerato che molti possono essere i processi di motivazione non conclusi con soddisfazione o il cui esito non avvertiamo perché automatici, potremmo sentirci sovraccaricati e quindi non ricettivi verso stimoli che arrivano nel momento presente.

Renderci conto di quanto di quello che avvertiamo è dovuto a cause non del momento presente, ci può aiutare spostare nel momento più opportuno quanto ci sta distogliendo dal presente.

Anche il contesto idoneo è determinante ad innescare il processo di motivazione.
Non a caso le riunioni in azienda vanno “programmate e predisposte” in modo da facilitarne la par- tecipazione e renderle efficaci.
È anche vero che nella quotidianità, non sempre possiamo organizzare riunioni, spesso c’è poco tempo per confrontarsi, per organizzarsi e non sempre le persone sono contestualmente libere da altri impegni.

Se dovessimo elencare gli elementi di un contesto idoneo potremmo riassumerli in:
uno spazio logistico utile alla riunione (che sia di team o solo fra 2 persone)
un tempo programmato o concordato per evitare di essere interrotti
chiarezza nel motivo-causa dell’incontro
ascolto e confronto costruttivi per una comunicazione efficace
definizione dell’obiettivo/azione e del punto di soddisfazione comune
feedback sulla conclusione del processo di motivazione.
Anche se generazioni diverse possono aver trigger diversi per attivare il processo di motivazione, le dinamiche sono comuni.
Nelle analisi di clima aziendale e nelle indagini conoscitive di autoanalisi o di misurazione possono emergere molti elementi di supporto all’individuazione degli elementi utili al processo di motivazione.
Del resto non può mancare lo sviluppo della cultura aziendale, attraverso la divulgazione, condivisione e costruzione di comportamenti coerenti con quanto si ritiene importante nella propria vision e mission.

Accade anche che quanto proclamato non corrisponda alla realtà e questo perché il più delle volte ci si dimentica o lo si dà per scontato, ma proprio perché siamo sovrastimolati costantemente, abbiamo bisogno di fare spazio, creare contesti idonei e fermarci a condividere gli aspetti importanti della vita lavorativa in azienda ed il suo significato, sia per gli interessati, sia per gli altri.

Donatella Metelli