L’OGGETTO DEL DESIDERIO

scala di libri di consocenza

Tra fondi e formazione

Mentre ci stiamo avvicinando all’erogazione delle prime tranches dei fondi europei il dibattito sul PNRR diventa sempre più interessante e, soprattutto, concreto.

Un parterre de roi con un abile mix tra politici, docenti e professionisti è stato protagonista dell’incontro organizzato da Milano PerCorsi condotto/ moderato da Marcello Guadalupi, mentore di questa impresa sociale che opera come una comunità aperta di formatori, il cui modello formativo consulenziale pone al centro la ricerca.

Il dibattito prende le mosse dalle premesse tracciate da Guadalupi: i valori economici in gioco e gli obiettivi riformatori di questo enorme flusso di risorse, la pubblica amministrazione, la giustizia, la semplificazione normativa e la promozione della concorrenza.

Questi dati basilari si incrociano con le nostre specificità nazionali, capeggiate dalla burocrazia e dal corporativismo che purtroppo si combinano con le problematiche demografiche (rapido invecchiamento e basso tasso di natalità della popolazione italiana) che in pochissimi decenni potrebbero far collassare l’avvicendamento generazionale e mettere definitivamente in crisi il sistema pensionistico.

Ecco quindi l’importanza delle tre priorità: la priorità di genere, la protezione e la valorizzazione dei giovani ed il superamento dei divari territoriali tra nord e sud, cui si aggiungono il tema della salute con il progetto della telemedicina ed il terzo settore, l’associazionismo di prossimità all’interno delle comunità, il cui ruolo è stato fondamentale mettendosi a disposizione dei cittadini meno fortunati durante la pandemia.

In questa situazione in continuo divenire colpisce il dato recentemente diffuso dall’ABI sull’incremento dei depositi bancari (+ 8,4%) che se da un lato conferma la propensione italiana al risparmio, dall’altro conferma l’esistenza di un’enorme massa critica di denaro (1.756 miliardi di euro sono ad oggi i depositi infruttuosi sui depositi bancari). Queste le premesse al dibattito su cui interviene Patrizia Toia, europarlamentare di Socialisti e Democratici che, dopo aver rilevato la presenza attiva del terzo settore nei provvedimenti europei, con capitoli di spesa che prevedono aiuti alle imprese sociali, assimilate alle pmi, e investimenti per le infrastrutture delle imprese sociali stesse per dare dignità ad un’economia resiliente, è entrata nel merito dei provvedimenti.

Tre gli assi portanti: la transizione ecologica (con passaggi graduali dalla decarbonizzazione alle energie rinnovabili), la digitalizzazione (per migliorare la vita dei cittadini nei più diversi settori, pubblica amministrazione, trasporti, sanità) ed infine la resilienza (un sistema economico in crescita soprattutto per i giovani e per le donne). L’Europa mette quindi in campo molte risorse facendo debito comune, senza nulla togliere ai singoli Paesi ed assegnandole con un criterio di solidarietà ai Paesi più colpiti: noi italiani dobbiamo conquistare queste risorse con progetti seri, innovativi, concreti, con tempi certi ed obiettivi misurabili.

Naturalmente questo implicherà il superamento di molte barriere burocratiche senza per questo mettere a rischio la legalità mentre, per la digitalizzazione nello specifico, si assisterà ad un grande investimento nella ‘creazione’ di nuove figure professionali anche nella pubblica amministrazione. L’obiettivo adesso è che l’Europa renda questi interventi strutturali e non episodici o legati a situazioni straordinarie come è stato per la pandemia. Interviene Guadalupi mettendo l’accento sul lavoro di squadra e sul ruolo della formazione all’interno di questo grande processo di innovazione in corso nonché sull’eccesso di burocrazia per le imprese che vogliano accedere ai fondi, limitandone di fatto la fruizione.

E la burocrazia è anche uno dei temi iniziali su cui si sofferma Marco Zanni, europarlamentare e presidente del gruppo Identità e Democrazia: questa problematica viene considerata uno dei punti critici anche perché di fatto si tratta di una somma di burocrazie.

Infatti a quella dello stato membro (in questo caso ovviamente l’Italia ma, chi più chi meno, vale per tutti) si aggiunge quella della commissione europea e di chi gestisce i bandi (sia quelli diretti che quelli indiretti): a maggior ragione delle tre riforme fondamentali quella sulla semplificazione assume un rilievo particolare. La seconda, quella dedicata a digitalizzazione e innovazione, coinvolge il sistema delle PMI mentre la terza, la transizione ecologica, ha un forte impatto territoriale.

E proprio dal rapporto con il territorio, dice Zanni, nascono alcune domande sul rapporto con la UE. L’Unione Europea infatti tende a privilegiare i grandi progetti per evitare dispersioni ma trascurare i piccoli progetti significa trascurare il territorio e quindi sarà necessaria un’interazione tra governo centrale e governi locali perché alla gestione centralizzata voluta dall’Unione corrisponda poi un reale dialogo con pieno coinvolgimento degli enti locali.

Il tema del territorio è stato ripreso anche da Carmine Pacente, presidente della Commissione Affari Europei del comune di Milano e presidente del dipartimento Europa di Anci che rileva come ci sia sicuramente da tempo un rapporto di interscambio tra la Commissione Europea ed il Comune di Milano.

I fondi strutturali di investimento europei sono quindi solo uno degli strumenti per immettere risorse immediate gestite anche direttamente rinforzando i programmi già avviati, come ad esempio il ricambio del parco veicoli, l’efficientamento degli edifici pubblici, la mobilità dolce e la riqualificazione degli edifici di edilizia residenziale pubblica, solo alcuni delle necessità di una città come Milano.

Però sulla gestione dei fondi il Paese ha un problema “storico” che dovrà essere affrontato: la proverbiale lentezza dovuta a meccanismi burocratici che dovranno essere radicalmente modificati perché all’anticipo (immediato) dei fondi, seguiranno tranches semestrali sulla base dello stato avanzamento lavori (peraltro da noi indicato).

Il controllo sarà rigoroso e questo pone un problema: la dead line per i 13,5 miliardi a fondo perduto è il 2026 ma in realtà per regioni e città è il 2023 e vanno attuate le riforme proprio perché alcune di quelle servono per l’attuazione del Piano e quindi degli obiettivi.

Gli interventi delle pubbliche amministrazioni sono in gran parte orientati verso la transizione ecologica: efficientamento energetico, parco autoveicoli, teleriscaldamento, ma anche inclusione sociale nelle periferie, sport e cultura, ed ecco perché investire per adeguarle sarà la sfida dei prossimi anni.

All’analisi sul rapporto tra il PNRR ed il territorio di Carmine Pacente fa seguito il contributo di Giorgio Fiorentini, professore di management delle imprese sociali all’Università Bocconi di Milano che, dall’analisi del Centro Studi di Assolombarda per cui la fiducia a livello personale prevale su quella nelle imprese, sviluppa la sua analisi sul terzo settore e la sua centralità.

Molteplici i temi che propone al dibattito, dallo squilibrio nel PNRR tra domanda (che deve essere educata tramite la formazione) poca e offerta, molta.

Oppure il ruolo delle fondazioni nel combattere le malattie, proprio perché non hanno come scopo sociale la massimizzazione del profitto.
E ancora i temi della solidarietà, della telemedicina, delle case della salute: un’offerta di prossimità per cui il terzo settore c’è ma i tempi sono molto stretti perché il limite temporale è fissato al 2023: alla conclusione dell’intervento del professore Guadalupi puntualizza come il terzo settore debba essere oggetto della programmazione proprio per l’ampiezza degli enti coinvolti.

E sui temi del terzo settore e del territorio torna anche Natale Carapellese, presidente di Federconsumatori Lombardia: lo sviluppo policentrico di Milano (con le periferie in funzione di cerniera tra città ed hinterland), il teleriscaldamento che necessita di importanti risorse, la sanità territoriale di prossimità, un insieme di progetti per innalzare la qualità dei servizi di un territorio con enormi potenzialità ancora da sviluppare anche se, ed è la nota negativa, il 53% dei fondi strutturali europei ancora non viene utilizzata.

Queste tematiche, territorio e terzo settore, vengono subordinate da Alessandro Tosti, segretario di Casartigiani Milano, all’analisi sulle PMI: infatti queste aziende, che rappresentano il 70% del valore aggiunto e l’80% della forza lavoro anche durante questa crisi hanno dimostrato flessibilità. Ma resta ancora la debolezza nel confronto con i mercati esteri e l’eccessiva burocratizzazione, che impedisce spesso l’accesso ai bandi del Fondo Sociale Europeo per poter usufruire di quelle risorse. Il PNRR guarda con estremo interesse alle PMI sostenendole con incentivi fiscali, la formazione continua (anche per riposizionare i dipendenti in cassa integrazione), gli investimenti per utilizzo macchinari e cambio attrezzature ed infine il recupero dei fondi per posizionare le PMI verso il mercato estero.

In questa situazione Milano emerge come un modello sia per la maturazione dell’impresa da società di persone a società di capitali (oggi il 42%, più del 20% rispetto al dato nazionale), sia per l’export (il 12,4% di quello nazionale) sia anche per il tasso di disoccupazione femminile e giovanile (da 16,6% a 12%).

L’elemento di criticità è rappresentato dalla forte disuguaglianza sociale (accentuato dalla share economy) che può portare nuova precarietà e disuguaglianza sociale.

In questo quadro complessivo emergono comunque tre macrocriticità: la prima è rappresentata dalla riforma fiscale, indicata in modo troppo vago perché all’impresa occorre un progetto che preveda la certezza del debito per poter prevedere investimenti (con gli studi di settore l’impresa non era a rischio accertamento e sapeva cosa doveva pagare contrariamente all’accertamento basato sull’induzione).

La seconda criticità è la riforma della pubblica amministrazione razionalizzando i processi anche se l’assunzione di 2.000 nuovi ispettori per combattere il lavoro nero rappresenta un importante capitolo di spesa.
Ed infine, terza criticità, l’artigianato, che in Italia deve essere ripensato con imprese più grandi e più forti ma che possano rimanere artigiane (e quindi con un costo del lavoro più basso).

Una serie di interventi che hanno messo sul tavolo molti argomenti, dalla riforma fiscale alla burocrazia, dai territori al terzo settore, ciascuno senz’altro meritevole di specifici approfondimenti.

Chiude Guadalupi con due considerazionei: in questa fase storica non bisogna farsi condizionare dall’aumento del Pil (che crescerà naturalmente) né dall’evasione fiscale (ponendo sullo stesso piano lo scontrino del negozio ed i grandi gruppi evasori)

Paolo Valenti