L’infermiere strategico

Il quotidiano vivere all’interno di un ospedale è frenetico, si corre dietro e contro al tempo: si assiste, si cura, si consola, si ascolta, si è protesi verso gli altri ed i loro bisogni.

Sono Raffaella Martini Infermiera di Area Critica da oltre 25 anni, Coordinatore Assistenziale di Struttura nel periodo più buio degli ultimi anni quello che ci ha visti travolti dalla pandemia. Conosco bene le dinamiche ed i vissuti interni ad un Ospedale. Conosco bene le emozioni a volte travolgenti che si provano.

In un ospedale tutti chiedono qualcosa, pazienti, parenti, personale, Servizi, Direzione.
Si è, per la maggior parte del tempo, in modalità reattiva ricercando risposte da dare ed inseguendo problemi da risolvere, fino ad affrontare il problema della morte, che non è solo un problema di familiari parenti e amici, ma spesso diventa un problema anche per chi, seppur apparentemente in modo distaccato, la affronta nel lavoro quotidiano.

Spesso si trova nel lamento, l’espressione comune di insoddisfazione e di incapacità di reagire o non reagire alle proprie difficoltà.

Ma il “lamento” non porta al “cambiamento”!
Negli anni vissuti nel ruolo di Coordinatore ho sperimentato quanto le giornate siano piene di lamento e le relazioni spesso avvelenate.
Si vive travolti dagli eventi senza nemmeno avere la consapevolezza di ciò che accade.

Si timbra l’ingresso, si entra nella propria realtà, si viene risucchiati in un “vortice” e dopo le ore dovute all’Azienda si timbra l’uscita, spesso portando tutto il malumore vissuto, all’interno della famiglia e nella vita privata.

Percezione comune, seppur con pesi differenti in base a ruoli e competenze, è quella di sentirsi come svuotati alla fine di una giornata, si percepisce la fatica soprattutto della relazione continua con l’altro a volte il peso della comunicazione quando questa è fatta di incomprensioni, malintesi.

Non si pone la dovuta attenzione alle sensazioni di base percepite come la rabbia, la quale se socializzata, non può fare altro che prendere forza. Forse non si ha neppure la consapevolezza di ciò che proviamo. Non sappiamo riconoscere quali emozioni prevalgono. E come possiamo gestire le emozioni se non siamo in grado di riconoscerle; come possiamo gestirle se non sappiamo riconoscere il campanello di allarme che ci indica il limite che non è bene superare?

Ciò che viene offerto dal percorso formativo Universitario del Master di Primo Livello in Coordinamento per le professioni sanitarie, dal mio punto di vista, non è sufficiente ad affrontare al meglio la vera sfida che viene richiesta.

Vengono dati molti strumenti organizzativo-gestionali, ma non strumenti utili per affrontare le problematiche del fattore umano e della loro gestione emotiva.

La comunicazione e gli effetti che produce, su sé stessi e sugli altri, non è un argomento che viene approfondito. Gli effetti di una comunicazione non consapevole e disfunzionale portano inevitabilmente a conflitti.

Le relazioni avvelenate non portano ad un benessere organizzativo ed influiscono inevitabilmente sulla performance individuale dei professionisti ricadendo inevitabilmente sull’organizzazione e sugli assistiti.

Ciò che ognuno costruisce nel proprio quotidiano, dipende per lo più da fenomeni interni a noi stessi, più che da ciò che accade al di fuori di noi, la conseguenza è che se non diamo importanza guardiamo con occhi attenti a come funzionano i meccanismi che creano l’insoddisfazione ed il lamento, saremo noi stessi gli artefici di ciò che poi subiremo nel tempo.

Non possiamo, non tenere in considerazione, che siamo persone costituite da tre parti fondamentali che in omaggio a Georges Ivanovic Guerjieff, chiameremo “tre centri” fisico, emozionale, intellettuale e di come questi se portati all’equilibrio possano creare benessere alle persone.

Nel periodo vissuto, scandito dal ritmo pandemico, i più attenti si sono potuti rendere conto di quanto un obiettivo condiviso possa fare la differenza sulla motivazione di un gruppo di persone; di quanto la forza generata dalla paura affrontata, possa fare emergere potenzialità inaspettate in ognuno di noi.

“Il coraggio in natura non esiste, ma è la paura affrontata che ce lo fa incontrare”
Di fronte alla paura ci si può bloccare, ci si può trovare di fronte ad un’incapacità di reagire e di passare all’azione; ma forse in quel tempo pandemico, quando non si conosceva nulla del nemico e non si avevano strumenti per combatterlo, vi era in ognuno una paura più grande, che è stata in grado di attivare una nuova energia capace di contrastare la paura del quotidiano agire e che ha portato le persone a dare il meglio di sé attraverso l’effetto teaming, ovvero la squadra che trasforma la somma dei singoli componenti in una singola unità, poiché tutti vanno nella stessa direzione, un po’ come nel canottaggio con la tecnica di voga, dove la remata deve essere obbligatoriamente sincronizzata.

La pandemia ha fatto emergere, alla consapevolezza dei più attenti, molti degli aspetti che fino ad oggi soprattutto nel mondo ospedaliero erano considerati aspetti marginali, gli aspetti legati alla relazione d’aiuto non solamente quella riguardante il paziente.

Il termine Performance deriva dal Latino e significa “dare forma”.
In senso generico, performance sta a significare la realizzazione concreta di un’attività, di un comportamento, di una situazione determinata.

Non si può essere performanti solo in un determinato settore e solo occasionalmente. Ogni giorno, ognuno di noi dovrebbe superare il suo limite andando oltre sé stesso, sia nella vita personale che professionale, coltivando consapevolmente un atteggiamento resiliente.

Non si nasce né resilienti né determinati, ma si diventa tali attraverso l’esperienza reiterata nel fronteggiare difficoltà e frustrazioni in vista dello scopo prefissato.

Non ci viene neanche insegnato dal percorso di studi che abilita alla professione di Infermiere né di Medico.
La resilienza è la capacità dell’individuo di resistere agli inevitabili urti della vita e alle frustrazioni personali e professionali, lungo un percorso tanto più elevato quanto più esposto a ostacoli e disagi. Se ci fosse la sensibilità nel prestare attenzione a questi aspetti attraverso strumenti di formazione ed aiuto concreto alle persone, probabilmente tutta l’organizzazione diverrebbe più performante a beneficio delle risorse umane, negli obiettivi da raggiungere, ma soprattutto a beneficio dei clienti/pazienti.

In questo articolo sono contenuti alcuni concetti espressi nel libro “L’Infermiere Strategico” che fa parte della collana di Counsel Coaching Strategico diretta da Maria Cristina Nardone pubblicato da Mind Edizioni; questo saggio è dedicato alle professioni sanitarie. In questo viaggio vorrei accompagnare il lettore, all’interno della mia visione del mondo sanitario, offrendo spunti di riflessione ed invitandolo ad avvicinarsi al modello strategico Nardone con occhi curiosi e attenti, consapevoli che i problemi non finiscono, ma neanche le soluzioni.

I bisogni emersi negli ultimi anni hanno fatto nascere l’esigenza di aggiungere alla cassetta degli attrezzi delle professioni sanitarie degli strumenti nuovi e funzionali ad un cambio di prospettiva. Non esistono problemi organizzativi ma solo in una visione più ampia, problemi di relazione con sé stessi gli altri ed il mondo e problemi di gestione delle emozioni.

Sembra paradossale ma aggiungere conoscenze puramente teoriche non ci fa raggiungere l’Equilibrio Emotivo. Perché nelle emozioni non bastano teoria e conoscenza.

Si comprende come risulti insufficiente approfondire ed innalzare sempre di più il nostro livello intellettuale delle professioni sanitarie e la nostra conoscenza tecnica, se poi blocchiamo la nostra performance perché non sappiamo gestire le nostre emozioni.

Forse ci conviene imparare anche il linguaggio delle emozioni. Un linguaggio velocissimo, primordiale, non ragionato, istintivo, fatto di sensazioni e di reazioni. Da qui nasce una formazione dedicata alle professioni sanitarie che vogliono divenire attori protagonisti dei cambiamenti e non più solo vittime di un sistema. Professioni che diventano sempre più strategiche. Se anche tu vuoi essere sempre più strategico nella professione e nella vita, visita il sito qui sotto.

Raffaella Marini