L’indipendenza economica

indipendenza economica donna al lavoro

Come fattore di contrasto della violenza di genere: gli strumenti a disposizione.

Per questa uscita de La Bussola dell’Innovazione avrei desiderato scrivere un articolo sulla comunicazione, visto che adoro e trovo affascinante questo mondo che chiama in causa tanti temi collaterali: comunicazione verbale e para-verbale, ascolto e non solo. Novembre però, è stato un mese carico di eventi e temi tanto drammatici da non poter essere ignorati. Argomenti certamente non leggeri, con una soglia di attenzione delicata e sensibile che mi hanno spinto a cambiare il focus del mio articolo anche se, in qualche modo, la comunicazione anche qui rimane un ambito centrale.

Il film di Paola Cortellesi prima, riscuotendo un successo inaspettato, ha acceso i riflettori. Il suo “C’è ancora domani” in bianco e nero ci ha “risvegliati” riportando alla ribalta un argomento che è sempre presente: la violenza sulle donne, con le sue diverse forme e sfaccettature. Non solo fisica, ma anche verbale, morale, psicologica, sessuale, religiosa e infine economica. L’ennesimo drammatico femminicidio ha poi ulteriormente riscosso gli animi: la scomparsa di Giulia Cecchettin, un angelo di soli 22 anni, ha suscitato in tutti noi una reazione e un’attenzione diversa. Abbiamo sperato tutti quanti, unitamente alla famiglia, per ore e per giorni che il copione almeno questa volta cambiasse. Ci abbiamo creduto, sperato, ma non c’è stato un lieto fine.
Come Consulente del Lavoro non voglio analizzare e giudicare i fatti, non è questa la mia veste. Voglio però portare all’attenzione gli strumenti presenti che possono fare la differenza, a disposizione di chi è vittima di violenza. Sicuramente non possiamo in un batter d’occhio cambiare l’animo umano, ma da qualche parte abbiamo il dovere di iniziare.

A tal proposito il 22 novembre 2023, a Roma, presso la Biblioteca del Senato, “Giovanni Spadolini”, il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e la Fondazione doppia Difesa Onlus, hanno siglato un protocollo d’Intesa per l’eliminazione della volenza contro le donne. Le parti firmatarie hanno dato il via a una collaborazione finalizzata all’attivazione di azioni e strategie volte a informare, individuare, formare, collocare e o ricollocare le donne vittime di violenza per dare loro l’opportunità di lavorare, poiché l’indipendenza economica è un faro per sottrarsi alle forme di violenza. È stato concordato di sviluppare a vari livelli progetti di politiche attive specificatamente dirette all’occupabilità e all’occupazione delle donne vittime di violenza.

Nel perseguimento degli obiettivi prefissati il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro e la Fondazione doppia Difesa Onlus effettueranno uno studio preliminare per conoscere i servizi reciproci da sviluppare. Il tutto sarà attuato mediante lo scambio di ogni documentazione e/o informazione utile e meeting per condividere le proposte e le strategie reputate più proficue alla realizzazione degli obiettivi comuni. Il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, a tal proposito ha dichiarato: “Una maggiore inclusione delle donne nel mondo del lavoro costituisce il presupposto fondante per dare vita ad un sistema sociale realmente giusto ed equo. Come Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro, insieme a Doppia Difesa, ci spenderemo per la realizzazione di progetti di politiche attive diretti all’occupabilità delle donne vittime di violenza”.

Al di là di queste iniziative esistono anche altri s trumenti che abbiamo a disposizione, una sor ta di cassetta degli attrezzi – tool box, ma come capita spesso non sempre ne conosciamo l’esistenza, più impegnati a rimarcare ciò che ci manca, che a valorizzare l’esistente. Per esempio, la Legge di Bilancio 2018 ha introdotto la possibilità per il 2021 di assumere con una agevolazione economica a favore dell’azienda, le donne vittime di violenza di genere, inserite in percorsi di protezione debitamente certificati dai servizi sociali o dai centri anti violenza o case di rifugio. L’Inps inoltre ha redatto una guida in 7 passi per donne vittime di violenza, con l’obiettivo di sensibilizzare e affrontare questo argomento delicato e molto attuale. Si parte dall’iniziativa “Un posto lasciato Vuoto”, passando al sostegno e supporto nella denuncia, per incoraggiare e orientare le donne che hanno subito atti di violenza. Esiste inoltre il Numero verde 1522 (promosso dalla presidenza del Consiglio dei Ministri) e ci sono convenzioni e accordi sottoscritti dalle direzioni regionali Inps con associazioni locali e centri anti-violenza.

Ma vediamo nello specifico alcune norme e strumenti che possono essere utili in casi di violenza Congedo indennizzato per le donne vittime di violenza. L’articolo 24 del decreto legislativo 80 del 2015 prevede che le lavoratrici dipendenti del settore pubblico e privato e le lavoratrici con rapporto di collaborazione coordinata continuativa inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere possano avvalersi di un’astensione dal lavoro per un periodo massimo di 90 giorni nell’arco temporale di tre anni. Il congedo è stato esteso anche alle lavoratrici autonome e successivamente anche alle lavoratrici nel settore domestico. Per fruire del congedo e dell’indennità occorre essere una lavoratrice dipendente e avere un rapporto di lavoro in corso di svolgimento e essere inserita nei percorsi certificati dei servizi sociali del Comune di appartenenza, dai centri antiviolenza o dalle case di rifugio. Per le giornate di congedo utilizzate per svolgere i percorsi di protezione è corrisposta un’indennità giornaliera pari al 100% dell’ultima retribuzione. Le lavoratrici possono presentare la domanda di congedo indennizzato per le donne vittime di violenza di genere online all’INPS attraverso il servizio dedicato. Isee per il diritto alle prestazioni a sostegno della generalità e del reddito. Le donne inserite nei programmi di protezione dei centri antiviolenza possono richiedere l’Isee che non comprende il reddito dell’altro genitore nei casi in cui questi sia escluso dalla potestà genitoriale sui figli o sia soggetto a provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare, oppure se sia stata accertata dalle amministrazioni competenti l’estraneità del genitore in termini di rapporti affettivi ed economici. La donna può ottenere anche l’assegno unico universale per ogni figlio a carico fino al compimento dei 21 anni e senza limiti di età per i figli disabili.

Beni ereditari. In caso di femminicidio, l’Inps non esige i crediti e i debiti vantati dall’istituto in capo al genitore uxoricida, una misura questa volta a tutelare i figli.

Reddito di libertà per donne vittime di violenza. Il reddito di libertà è stato introdotto con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri il 17 dicembre 2020 destinato alle donne vittime di violenza, senza figli o con figli minori, seguite dai centri antiviolenza. La misura consiste in un contributo economico di 400€ mensili pro capite, concesso in una unica soluzione per massimo 12 mesi, finalizzato all’autonomia abitativa e personale, nonché al percorso scolastico e formativo dei figli. Le donne residenti nel territorio italiano, cittadine italiane o comunitarie, oppure extracomunitarie con regolare permesso di soggiorno possono essere le destinatarie di tale sussidio. La domanda può essere presentata all’Inps dalle donne interessate, direttamente o tramite un delegato, tramite il comune di residenza.

Ospitalità nei convitti. Ai figli e agli orfani di donne poste sotto la tutela dei centri antiviolenza, l’Inps offre accoglienza e sostegno, offrendo ospitalità nelle strutture convittuali di proprietà. Assegno di inclusione per le donne vittime di violenza. Un aiuto per favorire l’inclusione economica delle vittime di violenza è dato dall’assegno di inclusione, introdotto dal D.L. n.48/2023 con entrata in vigore il 01 Gennaio 2024. Si tratta di un sostegno economico mensile per un periodo continuativo non maggiore di 18 mesi con possibilità di proroga per altri 12 mesi. L’assegno di inclusione è rivolto ai nuclei famigliari che abbiano almeno un componente nella condizione di svantaggio inserito in un programma di cura e assistenza dei servizi socio sanitari territoriali certificato dalla pubblica amministrazione. Diversi requisiti sono necessari ai fini del riconoscimento di tale sussidio:

• Il richiedente o un suo famigliare deve essere cittadino europeo;
• Essere residente in Italia per almeno cinque anni, di cui gli ultimi due anni in modo continuativo;
• Non essere sottoposto a misura cautelare personale o a misura di prevenzione;
• Non avere sentenze definitive di condanna o condotte di patteggiamento.
• Il nucleo famigliare del richiedente deve essere in possesso congiuntamente di un ISEE in corso di validità non superiore a € 9360, differente importo per nuclei famigliari con presenza di minorenni;
• Un valore del reddito famigliare inferiore a una soglia di € 6000 annui moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza.
• Altrettanti requisiti patrimoniali sono richiesti per tale sussidio.

L’importo dell’Assegno di inclusione è composto da un’integrazione del reddito famigliare fino a € 6000 annui, oppure 7560 € qualora il nucleo famigliare sia composto da persone tutte con età pari o superiori a 67 anni, oppure da familiari tutti in condizioni di disabilità grave o di non autosufficienza, il tutto moltiplicato per parametri di scala equivalenti. C’è un ulteriore contributo per l’affitto dell’immobile dove risiede il nucleo per un importo pari al canone annuo previsto dal contratto di locazione regolarmente registrato con massimo di € 3.360.

Inoltre al datore di lavoro che assume i titolari di assegno di inclusione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato è riconosciuto per un periodo massimo di 12 mesi, un esonero contributivo previdenziale per la quota datoriale con un tetto massimo di 8.000€.

Sempre nell’ambito dell’assegno di inclusione un altro elemento a favore delle donne vittime di violenza è infine quello che le vede sollevate dall’obbligo di partecipazione ai percorsi personalizzati di inclusione sociale o lavorativa e dalla relativa necessità di accettare le proposte di lavoro offerte. È fondamentale sottolineare che le donne vittime di violenza inserite in percorsi di protezione, in base al Decreto Lavoro, costituiscono sempre un nucleo familiare a sé. Sono considerate come nuclei familiari indipendenti, tenendo conto soltanto delle proprie condizioni patrimoniali e reddituali. Tale misura rappresenta una tutela importante, permettendo loro di accedere a strumenti di sostegno e agevolazioni che diversamente, considerando le forze economiche e patrimoniali di tutte le persone presenti nel nucleo familiare, sarebbero loro precluse. Questo rappresenta un essenziale tassello del percorso di indipendenza.

Sono piccoli passi, forse piccolissimi, volti a favorire l’ingresso nel mercato del lavoro. Sicuramente un inizio, perché da qualche parte si deve pur partire.

Nadia Carioni