LAVORARE PER UNA GIUSTA CAUSA

team di lavoro creativo

La sveglia delle 6,30 questa mattina non mi da proprio pace, stavo per la terza volta schiacciando il tasto RITARDA, quando di soprassalto presi coscienza del fatto, quando mi resi conto che l’ultima volta in cui avevo ritardato la sveglia per così tante volte, risaliva ai tempi della scuola, quando avevo le interrogazioni.

Stava succedendo di nuovo, solo che questa volta mi angosciava l’idea di dover andare a lavorare nella mia azienda che 12 anni prima avevo contribuito a fondare.

Fu una presa di coscienza veramente devastante, ero il cofondatore dell’azienda, eppure la mia società era diventata un luogo in cui non volevo più stare.

Eppure non era mai stato così. Solo 18 mesi prima avevo lanciato un importante progetto, che per la prima volta vedeva COINVOLTE TUTTE LE MIE PERSONE, contemporaneamente. Nessuno escluso.

Il progetto era stato denominato “SPEED DATE CON IL CAPO” e aveva l’obiettivo, oltre che di conoscere le PERSONE, anche quello di “costruire” una visione comune dell’azienda a partire dalla pluralità di vedute, e dalle diverse personalità, di ogni PERSONA, che ho sempre ritenuto essere uno straordinario valore, di crescita comune, oltre che un vantaggio competitivo.

A tutti in un tempo di 5 minuti avevo posto le seguenti 4 domande:
• Cosa significa per te la nostra CULTURA?
• Quali sono i valori che ci contraddistinguono dalle altre aziende?
• Cosa ti piace di più della nostra cultura?
• Come immagini possa diventare la nostra azienda nei prossimi 3 anni (fine 2020)?

La sintesi che feci dopo aver ascoltato le risposte di quasi 120 PERSONE, mi preoccupò molto. Cosa era successo in cosi poco tempo?
Non avevamo una giusta causa comune a tutti per cui valesse la pena lavorare.

Mi resi immediatamente conto che l’unica mia priorità avrebbe dovuto essere quella di costruire una visione comune, e non semplicemente di accontentarci dei risultati fino a lì raggiunti, che per altro erano più che soddisfacenti.
In me si vece strada la convinzione che se non avessimo da subito lavorato per individuare “una giusta causa”, prima o poi anche i risultati, ne avrebbero risentito.

Ne parla con i miei soci, ma non fui più di tanto ascoltato, la nostra concentrazione era catalizzata sul dover crescere e massimizzare i ritorni sugli investimenti.
Senza saperlo, stavamo entrando a far parte di quelle aziende che giocano un gioco finito.
Ma in cosa consiste lavorare per una giusta causa?
Una giusta causa consiste in una specifica VISIONE, di uno stato futuro che ancora non esiste.

Si dice visione perché deve essere qualche cosa che oltre ad ispirare le PERSONE, si deve anche “vedere”.

In pratica una giusta causa per essere tale deve essere:
• Per qualcosa – Positiva e Ottimista
• Inclusiva – Aperta a tutti coloro che vogliono contribuirvi
• Orientata al servizio – Volta al beneficio primario degli altri
• Resiliente -In grado di resistere ai cambiamenti tecnologici, politici e culturali
• Idealista – Grande, audace e fondamentalmente irraggiungibile

In pratica lo sforzo del management deve essere indirizzato ad un livello superiore, progettando organizzazioni adatte al gioco infinito, dove l’azienda non pensa solo a se stessa, ma considera l’impatto che le sue decisioni, potranno avere sulla gente, sulla sua comunità, sull’economia del paese e sul mondo intero.
Affinché una giusta causa sia efficace come invito, le parole usate per ispirarla, devono tratteggiare un’immagine precisa e tangibile del tipo di impatto che avremo o di come dovrebbe essere esattamente il mondo migliore che vogliamo realizzare.
Una causa davvero giusta smuove in profondità qualcosa di personale in chi l’incontra, e ancora di più in coloro che la sposano. Più la giusta causa è personale, più avrà modo di alimentare le nostre passioni.

Nel preciso istante in cui ho spento la sveglia, ho anche spento le mie passioni, ma ho anche tratto una grande lezione, ovvero che c’è una grande differenza tra conoscere il cammino e percorrerlo.

Il camino che oggi ho intrapreso è quello, attraverso la condivisione delle mie esperienze, di progettare ecosistemi, in cui le PERSONE le organizzazioni e i leader, si allenino a giocare in un nuovo campo, gioco infinito. Sento il bisogno di realizzare una comunità in cui ci si sostenga l’un l’altro, e ci si aiuti e nella quale sia possibile migliorarsi.

Le regole del gioco infinite, sono semplicemente basate sullo sviluppo delle qualità delle relazioni interpersonali, finalizzate al progredire e alla realizzazione di un SENSO comune (la nostra giusta causa).

Massimiliano Baiocco