La sapienza del manager: mente, volontà e cuore.

La strada del successo non è mai un rettilineo.

Passa sempre attraverso salite tortuose che lasciano senza fiato; discese ripide che non aspetti e che rischiano di spezzare le ginocchia se non sei ben allenato; avvallamenti, sentieri, percorsi sterrati, strade asfaltate, qualche tratto dritto e un po’ di curve.

A volte può accadere di dover intraprendere, mal volentieri, una inversione di marcia. Il manager sa tutto questo, si è allenato per affrontare ogni ostacolo.

Di tanto intanto ripete a se stesso “ce la puoi fare” e ancora “la meta è vicina”. Il desiderio di raggiungere l’obiettivo lo porta ad affrontare il cammino spingendosi oltre le proprie forze.

Non sempre, però, si raggiunge la meta.

L’approccio “tecnico” del manager con il suo bel bagaglio di hard skills ha mostrato, nel tempo, lacune e fragilità ancora oggi presenti, difficili da scalfire in molta letteratura manageriale e di business schools.
Immaginare uno zaino pieno di strumenti adeguati sulle spalle del manager significa attribuirgli anche, o soprattutto, capacità e competenze di soft skills.


Oggi più che mai è necessario un approccio olistico all’esercizio manageriale.
Un sistema totalizzante in grado di coinvolgere e valorizzare la risorsa più importante all’interno di qualsiasi impresa e organizzazione: la persona.
Il “tuttismo” è la sapienza del manager.
Tutta la persona è al centro: il manager saprà cogliere, raccogliere, accogliere e restituire in una relazione professionale coinvolgente e avvolgente.

Tutto è incluso: mente, volontà e cuore.
La mente: è la sfera dei pensieri razionali e logici a cui si associa comunemente l’oggettività, le legit- timità e la correttezza.
In questo ambito spesso si inseriscono strumenti manageriali quali il business plan, le strategie, il budget, il piano commerciale, quello finanziario, ecc.
L’analisi fa da padrona e conduce alla progettazione.

La volontà: esprime il fare, l’agire, il logos narrativo.
La volontà manifesta il piano delle azioni. In un’ottica di indirizzo, coordinamento e controllo il manager si occupa della performance, propria e degli altri, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati. Il volere e il desiderare un risultato si trasformano in una scelta concreta e misurabile, in un percorso o più percorsi che garantiscano lo svolgimento di quanto pianificato.

Nella volontà risiedono i comportamenti e gli atteggiamenti.
È lo scrigno del metodo (meta odos: tra la via, insieme di vie) combinato con le capacità e le conoscenze.

Elemento moltiplicatore al metodo, alle capacità e alle conoscenze è l’atteggiamento: se uno degli elementi fosse negativo renderebbe il risultato negativo, come in una formula matematica.

Cuore: è la sede dei sentimenti, delle emozioni, dei bisogni e della soddisfazione personale. Ai pensieri emotivi si attribuisce, spesso, un senso illogico, una sorta di alone di parzialità, di soggettività e irregolarità. In effetti, le emozioni sono energia, potenza e dinamicità.

Il manager è un leader, di se stesso e di coloro con cui collabora, e percorre il cammino verso la meta degli obiettivi.

La leadership è innanzitutto ascolto profondo dei bisogni che, se soddisfatti, conducono a una performance di eccellenza, priva di stress infruttuoso (distress: stress nocivo).

Il cuore è l’immagine dell’intelligenza emotiva, motore per le proprie realizzazioni, energia per superare gli ostacoli per andare oltre e altrove.

La sapienza del manager sa coniugare nel contempo mente, volontà e cuore in una costante sinfonia.

La visione olistica, il “tuttismo” caratterizza il manager che sa valorizzare se stesso e gli altri verso una costante tensione creativa.
Ed è proprio nella tensione creativa che il manager diventa consapevole di raccogliere le sfide in un continuo equilibrio con le proprie capacità per raggiungere uno stato di benessere impagabile.

Rosario Uccellatore