Tutto è iniziato cinque anni fa.
Quando stavo effettuando delle riprese all’interno della mia società di consulenza, con la finalità di condividere con i nostri clienti,
sia le esperienze che le caratteristiche personali che ogni mia PERSONA metteva nello svolgere la propria attività quotidiana.
Conoscevo ad una ad una le oltre 120 PERSONE che su tre sedi componevano la mia organizzazione, poiché, per la stragrande maggioranza di esse, avevo assistito al processo di selezione.
Ricordo perfettamente le caratteristiche a denominatore comune a tutti, e che mi avevano colpito. Il sorriso, la voglia di SOGNARE e la voglia di partecipare al nostro progetto, erano come dei bellissimi fiori in attesa di sbocciare.
Nel montare il filmato, in fase di post produzione, analizzando frame per frame, mi sono accorto che all’immagine che vivida in me erano riusciti a suscitare tempo addietro, si era sovrapposta una specie di patina grigia, i loro occhi non brillavano, si erano come spenti, appassiti.
Che cosa era successo a distanza di così pochi anni?
Semplicemente non avevo bene esso a fuoco la differenza che corre tra il lavorare per una azienda grande, che tipicamente gioca ad un gioco finito, rispetto a lavorare in una grande azienda, che attraverso la propria visione, e la condivisione dei propri valori è proiettata a giocare invece un gioco infinito.
Le mie PERSONE, non avevano una visione comune, una forte motivazione in cui credere, non avevano sviluppato quel SENSO COMUNE di appartenenza che permette alle aziende di generare benessere sia per il singolo che per l’azienda stessa, rischiando di limitare nel tempo la propria capacità di progredire.
Perché tutto cio?
In pratica i miei bellissimi fiori erano stati lasciati soli nel semplice espletamento delle attività quotidiane, ma nessuno si era preso cura di loro, nessuno aveva chiesto loro se il loro sogni erano ancora aderenti rispetto allo scopo della azienda, nessuno aveva coltivato il loro giardino delle relazioni interpersonali.
Questa situazione, nel tempo avevo contribuito a generare un clima di SFIDUCIA generale, in cui tra colleghi oltre ad una bassa comunicazione personale, solo in parte dovuta alla giovane età (età media attorno ai 27 anni), e a una bassa esperienza lavorativa (per la maggioranza era alla loro prima esperienza lavorativa), la BASSA DENSITA’ di FIDUCIA, si manifestava a tutti i livelli dell’organizzazione, innescando un pericoloso ciclo disfunzionale.
Poi è arrivata la pandemia del Covid 19 che ha colpito duramente sia le imprese che il mondo in generale, mettendo in luce tutte le nostre false certezze.
Al di là delle risposte che hanno dato i vari paesi. E’ apparsa evidente la NON capacità di agire insieme, malgrado si sia iper connessi, abbiamo assistito ad una frammentazione che ha reso più difficile risolvere i problemi che toccano tutti. Così come accade nel mondo da diverso tempo sta accadendo all’interno delle organizzazioni.
Abbastanza preoccupante.
Per decenni è sembrato che il mondo così come le aziende, avessero imparato dai propri fallimenti nella speranza di intraprendere seppur lentamente la strada dell’INCLUSIONE o verso varie forme di integrazione.
Sentiamo sempre più spesso parlare di METTERE LE PERSONE AL CENTRO, per poter andare avanti anche nella “nuova normalità”, ma queste frasi assomigliano sempre di più ad una forma di subdolo marketing per i nostri collaboratori, mentre ci sono segni di ritorno all’indietro.
Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi esasperati ed aggressivi, stanno prendendo piede nuove forme di egoismo travestire da FALSA LEADERSHIP, in pratica stiamo assistendo ad una perdita di senso sociale
E nelle aziende è poi così diverso?
Se ci pensiamo bene non molto. La FIDUCIA, la giustizia e la solidarietà, il senso di reciprocità sono valori che per lo più si danno per scontati. Una volta dichiarati e magari appesi con un bel cartello nelle nostre sale riunioni, non ce ne occupiamo più. Ma questi, non si raggiungono una volta per sempre, vanno conquistati ogni giorno.
Non è possibile accontentarsi di quello che si è realizzato nel passato e fermarsi. Va costruito un cammino lastricato di FIDUCIA , basato su UNA GIUSTA CAUSA che permetta ai singoli e alle organizzazioni di progredire per il bene comune. Ecco allora un bellissimo segreto per rendere sia la nostra vita personale che la nostra vita professionale una BELLISSIMA AVVENTURA.
Nessuno può affrontare la vita in modo isolato. C’è bisogno di una comunità (degli ALTRI) che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Da soli si rischia di avere solo miraggi, per cui vedi quello che non c’è.
I sogni si costruiscono insieme, ed è per questo che abbiamo voluto dare vita a questa rubrica, che attraverso il contributo di TUTTI, con ognuno la propria personalità, si ripromette di aiutare le imprese, i professionisti e soprattutto le PERSONE a non commettere gli errori che ho fatto io.
Massimiliano Baiocco













