Cambiamento

Non é la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno quella più intelligente ma la specie che risponde meglio al cambiamento. Charles Darwin

La paura e la gestione del cambiamento è il tema che accomuna la maggioranza dei contesti imprenditoriali e professionali.

Stiamo vivendo un momento storico in cui una epidemia ci ha costretti a cambiare tutto!
Allora come fare? Che direzioni prendere?
Permettetemi una premessa, che ci introdurrà al nostro argomento.

Poche settimane prima del manifestarsi di questa crisi, venivano divulgate, dal World Economic Forum (WEF) le 10 competenze indispensabili (10 soft skills) per gestire nuovi modelli di business e i forti cambiamenti nel mercato del lavoro.

Nello specifico, in “Future of Jobs”, report del WEF sono elencate le seguenti 10 skills fondamentali dal 2020.

Vediamo la classifica:

1) Il problem solving in situazioni complesse.
2) Pensiero critico.
3) Creatività.
4) Gestione delle persone.
5) Coordinarsi con gli altri.
6) Intelligenza emotiva.
7) Capacità di giudizio e prendere decisioni.
8) Orientamento al servizio.
9) Negoziazione.
10) Flessibilità.

E’ interessante rilevare che alcune di queste competenze sono state inserite nell’elenco che, già nel 1994, l’Organizzazione Mondale della Sanità aveva definito come le “competenze per la vita” (le c.d. “Life skills”).

Competenze che purtroppo sono spesso scollegate rispetto al tradizionale sistema scolastico e che invece facilitano il benessere personale, più in generale, quello sociale.

Quindi, potrei dire che il WEF non ha portato nulla di nuovo, ha avuto comunque il merito di anticipare, uno scenario che, osservato dagli occhi di una “Strategica”, sembra proprio diventata una “profezia che si auto avvera” (uno dei fenomeni più studiati in psicologia sociale e spiega come agiscono le convinzioni umane sulla costruzione della realtà in diversi ambiti – Merton 1970) ed evidenziare che, in un futuro che oggi è già QUI, sarà ancora più importante per le aziende focalizzare l’attenzione sull’apprendimento e lo sviluppo delle abilità della “persona”, più che sul solo addestramento tecnico del “professionista”.

Questo richiederà, a noi esseri umani degli enormi sforzi nell’apprendimento di nuove competenze necessarie per prosperare nel nuovo panorama, la prima sarà quella di gestire “le cose” che cambiano senza averne paura”

Per quanto alcune persone siano predisposte al cambiamento, esse faticano comunque a sovvertire le abitudini consolidate, uscire dalla propria zona di confort, modificare i propri punti di vista, spesso strutturati nel tempo, per lo più come istintivo meccanismo di stabilizzazione e garanzia dell’equilibrio personale.

Altri ancora, maggiormente resistenti al cambiamento si intrappolano in una spirale di problemi che auto alimentano senza neppure rendersene conto.

E’ noto che portare le persone a sovvertire una abitudine, a modificare il loro comportamento e a cambiare le loro idee è compito davvero arduo.
Per questo, di resistenza al cambiamento muoiono ogni giorno gli intenti più nobili, non importa quanto sensate siano le proposte che si fanno.

Ma se osserviamo la dinamica psicologica del cambiamento, scopriamo qualcosa di molto interessante: siamo tutti estremamente disponibili a mutamenti che “percepiamo” privi di rischio e migliorativi della nostra condizione; opponiamo, invece, una resistenza tenace a quei cambiamenti nei quali percepiamo rischi o degli aspetti di peggioramento del nostro status.

Tutto sommato è logico che sia così: opporre resistenza a quei mutamenti avvertiti come rischiosi o scarsamente conosciuti, appare del tutto naturale.

Questo ci dice che la nostra “percezione” gioca una parte cruciale nella dinamica dei cambiamenti.
Infatti, come scriveva Epitteto, nel suo aforisma insuperato per pregnanza, “non le cose stesse ci disturbano bensì le opinioni che noi abbiamo delle cose”.

Un esempio. Anni fa, durante uno dei tanti convegni da me organizzato, a Paul Watzlawick fu pre- sentato il caso di una persona che batteva le mani continuamente.
Il suo psichiatra lo introdusse dicendo: “Vedete lui ha questo grave disturbo, batte le mani.
Solo quando dorme non le batte”.
Poi chiese al paziente “Spiega ai due professori perché tu batti le mani” e lui rispose: “Per scacciare gli elefanti”.
Lo psichiatra commentò: “Ma in Germania non ci sono elefanti” e lui ribatté velocemente: “Certo, perché io batto le mani e funziona”.

Questo caso può apparire inadatto ad un contesto aziendale, ma solo agli occhi di chi non ha chiaro che le aziende sono fatte di persone, con tutto il loro bagaglio di complessità, credenze, convinzioni e autoinganni, ma siamo certi che spieghi bene un concetto: molti dei problemi che costruiamo o che subiamo, sono determinati dalle nostre convinzioni e non tanto dalle nostre azioni, perché le nostre azioni sono determinate da convinzioni.

Già Leonardo da Vinci diceva : “Nulla ci inganna più dei nostri giudizi”.

Ecco perché la prima regola del Problem Solver Strategico è “evita di evitare”, ovvero, se scorgi un problema cerca di affrontalo subito, se non ci riesci da solo chiedi aiuto ad uno specialista, poiché sono veramente rari i casi in cui un problema si risolve da sé.

Certo a nessuno piace avere a che fare con i problemi e questo è il motivo per cui molte persone non solo rimandano all’infinito la soluzione, come se aspettassero tempi migliori, ma in alcuni casi addirittura fingono di non vederli.

In molte aziende, ad esempio, il management, che invece dovrebbe pianificare o identificare i cambiamenti rilevanti (mutazioni) che si manifestano nell’ambiente interno ed esterno, ed avviare per tempo i programmi necessari ad accompagnarli, si comporta come il gruppo di musicisti del film il Titanic che decisero di continuare a suonare anche mentre la nave stava colando a picco.

In altri termini, fingono che i problemi non esistono, ma, più si finge che non esista alcun problema, oppure si rimanda la sua soluzione, più questo si ingigantisce e rischia di schiacciarci.

Ecco perché la abilità di problem solving in situazioni complesse è stata inserita al primo posto tra le 10 competenze del WEF, la gestione e la soluzione dei problemi risulta non solo la più richiesta ma la più necessaria.

In una situazione economica sempre più intricata, è fondamentale essere flessibili, adattabili e possedere la capacità di interpretazione e gestione dei nuovi contesti al fine di individuare le criticità, elaborare strategie ottimali e identificare, in breve tempo, una soluzione.

Non solo avere la capacità di porre attenzione agli schemi di pensiero che animano le idee e i sentimenti, fare attenzione alle interazioni che legano le persone, più che focalizzarsi sui macchinari, sul nuovo programma tecnologico: è ciò che fa la differenza tra imprese di successo e quelle che falliscono, tra quelle che muoiono e quelle che si rinnovano.

Non a caso, anche il famoso economista John Maynard Keynes ci ha messo in guardia contro la teoria classica secondo cui solo la perfetta razionalità guida il comportamento economico; al contrario, diceva: <Anche la natura umana, sotto forma di tendenze psicologiche influenza le nostre azioni. Sono gli “spiriti animali” e da essi bisogna ripartire >

Anche le aziende, come le persone che ci lavorano, nascono, crescono, si ammalano, soffrono. Hanno bisogno di cure, o meglio di soluzioni strategiche, per uscire da situazioni difficili o per gestire le delicate fasi di cambiamento che oggi sono sempre di più una costante.

Utilizzare o acquisire conoscenze più approfondite sui singoli fattori che influenzano il cambiamento è essenziale per costruire strategie che garantiscano il coinvolgimento delle persone durante il cambiamento e ne prevengano il suo potenziale fallimento.

Ne deriva quindi che un intervento orientato al risolvere problemi e allo sviluppo delle risorse e del talento personale debba prevedere, oltre ad effettive soluzioni, l’individuazione di eventuali blocchi o impedimenti capaci di invalidare il pie- no esprimersi sia del soggetto che delle strategie e di pregiudicare perciò il successo, poiché tali abilità specifiche permettono di superare gli osta- coli, abbattere le resistenze per vincere con successo le sfide emergenti e raggiungere gli obiettivi prefissati.

M.Cristina Nardone